intrecci di castagno

18 novembre 2010 § 2 commenti

L’autunno è la stagione per eccellenza
in cui si celebra l’albero del castagno.

Il  nostro  Castanea sativa, da qualche tempo deve difendersi dall’attacco di nemici quali il Cinipide Galligeno, piccola vespa che provoca con i suoi attacchi gravissimi danni e a volte da quello dell’uomo che invece di tutelarne i più vetusti esemplari, ne fa strage a colpi di motosega.

Apprezzato per i suoi frutti e per la sua legna, usata nella realizzazione di mobili e largamente utilizzata in giardino per le qualità di resistenza alla marcescenza nel costruire recinti, pergole e palizzate.

In passato in questa stagione di “riposo dai campi”, il castagno veniva inoltre usato  per la produzione di cesti con tecnica di intreccio che impegnava diverse figure e veniva tramandata di padre in figlio coinvolgendo spesso tutta la famiglia. Ho avuto la possibilità di veder costruire con le antiche tecniche, un cesto in castagno da uno dei pochi artigiani rimasti sul nostro territorio. Per chi volesse cimentarsi ho raccolto la sua testimonianza in questi scritti.

La raccolta del legno di castagno, si effettua in settembre-ottobre, tagliando le piante in funzione dell’ “annata”, si sceglie legna di 3 o 4 anni, l’età si riconosce dai nodi e si scarta legna proveniente dalle vicinanze di ruscelli. La legna viene raccolta dai tagliatori in luna calante per evitare le camole.

Si scelgono piante che presentano pochi nodi e vari diametri e lunghezze, da utilizzare a seconda della dimensione della cesta da realizzare o del manico da sagomare. Si lasciano riposare le fascine di legna per circa una settimana dopo avere inciso in senso longitudinale la corteccia. Questa preparazione aiuta a fare asciugare la corteccia e permette di spellare meglio la legna. Liberata dalla corteccia, la legna viene suddivisa per misura.

Prima della lavorazione si pone la legna a bagno per circa un mese (se in estate anche meno) affinchè le fibre del castagno mantengano un’elasticità sufficiente per la particolare lavorazione a cui vengono in seguito sottoposte. Una volta si metteva a bagno nei torrenti con posate delle pietre al disopra in modo da non farla portare via dalla corrente.
Si spella la legna e utilizzando un ben affilato coltellaccio si tagliano strisce sottili e lunghe (più sezioni da una fascina. La parte esterna è più scura e si piega meglio la parte interna è più difficile da lavorare perché più dura ma più resistente).   Quando il materiale è tutto pronto, si inizia a costruire il cesto a partire dal fondo.

fig 1. Si utilizzano strisce di castagno spesse ma piuttosto lunghe  servono per costruire la base del cesto e formano anche la trama verticale dell’intreccio

fig 2.3. Proseguiamo via via con strisce più sottili.

fig.4.5. Si termina con la bocca del cesto per la quale  si usa una gettata giovane di castagno piegata in forma circolare intorno al quale vengono chiusi gli intrecci terminali (fase della rifinitura).

fig.6.7. Per ultimo si mette il manico precedentemente preparato. Si piega la legna sul fuoco con ancora la corteccia. A caldo si piega e si lega con dello spago. Passato qualche tempo si scioglie lo spago e si leva la corteccia che ormai bruciata si sgretolerà facilmente. Con l’aiuto di un grosso punteruolo o cacciavite, tra gli intrecci, si fa il posto al manico e si fissa con un chiodino.

Il nostro cesto è pronto per accompagnarci in cerca di funghi o per portare la legna. Importante è usarlo: si consiglia dopo tre o quattro mesi di immergerlo completamente a bagno per due o tre giorni per scongiurare un eventuale camolatura.

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