Maestri di carta di Lidia Zitara

31 gennaio 2012 § 16 commenti

Proseguendo nella ricerca e conoscenza dei “Maestri di carta”
di appassionati giardinieri o professionisti del verde, nel mio percorso ho incontrato, solo via web per ora,

LIDIA ZITARA

Lidia è giornalista e scrittrice, animatrice del forum Compagnia del Giardinaggio  e creatrice del blog Giardinaggio Irregolare.

Seguo da tempo i suoi scritti, condivido con lei l’amore per il verde e la natura e spesso il critico pensiero, ho atteso l’uscita del suo libro Giardiniere per diletto  e sono stata felice di aderire al concorso fotografico  “Autunno nelle regioni mediterranee ” indetto sul personalissimo blog.

Così ha risposto alla richiesta di partecipazione alla mia rubrica:

“aderisco alla tua proposta molto volentieri, mi piace parlare di libri. Ho letto anche le scelte di Tasini e di Buccioli, che in qualche modo prevengono quelle che avrei potuto fare io. Consigliare un libro è per me tutt’altro che semplice, sono combattuta tra un consiglio giornalistico, storico, letterario, tecnico. Ho sempre cercato nella mia vita di assaggiare ogni frutto che potevo, e uno dei miei motti è:’Kant in una mano, /Novella 2000/ nell’altra’.

Spesso nei testi più rigorosi si trovano molte risposte che si sono a lungo cercate (insieme a molte, rinnovate, domande), ma è anche più vero che la sintesi letteraria e poetica ha una presa maggiore sulla nostra mente ed è in grado di rivelarci ‘l’ultimo orizzonte’ molto più chiaramente di quanto non riescano studi scientifici”

Lidia suggerisce la lettura dei suoi  libro-guida (non mi piace chiamarlo “maestro”) 

‘Il significato dell’estetica. La funzione estetica in rapporto alla realtà sociale, alle scienze, all’arte’ – di Jan Mukarovsky

      • “Jan Mukarovsky, un esteta strutturalista cecoslovacco attivo soprattutto nel periodo postbellico. Il volume è stato pubblicato nel 1973 da Einaudi nella collana Paperbacks (n°43). Mukarovsky ha un linguaggio semplice e comprensibile, a domanda porge immediatamente una risposta chiara e puntuale, il che non ne sminuisce la potenza immaginativa e capacità creativa. I temi che tratta sono i nodi centrali di ogni riflessione sulla bellezza e sulla sua importanza nella comunità sociale. Cos’è la norma estetica (ciò che Hume chiamava /standard of taste/), qual è la funzione della bellezza all’interno della nostra società? Sono tutte domande a cui si cerca spesso di dare una risposta logica, rimanendo impantanati in una serie di punti interrogativi che si avvitano su se stessi. Mukarovsky non si cela dietro a fraseologia accademica, ma usa parole comuni e un dettato piano e terso. Sorprende che questo autore così illuminante sia poco conosciuto a scapito di altri filosofi che, seppur grandissimi, sono stati spesso meno chiari, come Hegel o Kant”.

La distinzione. Critica sociale del gusto – Pierre Bourdieu edito ultimamente da il Mulino

      • “Un altro dei miei libri-guida già di difficile reperibilità. Anche questo è un testo tanto poco conosciuto quanto illuminante. Penso si dovrebbe proporre come lettura scolastica già alle scuole medie e somministrare per via rettale a certi giardinieri che si improvvisano filosofi. Spesso leggo o sento sproloqui estetico-giardinicoli (magari anche dotti) che rivelano una totale /mancanza di autocoscienza/ del se sociale. Bourdieu elabora una teoria molto precisa sul gusto: esso è un atteggiamento non già di favore verso un /oggetto estetico/, ma l’esatto opposto, cioè una presa di distanza, motivata da consapevoli, ma più spesso inconsapevoli, scelte politiche, sociali, economiche, culturali”.


Prateria  –  William Least Heat-Moon

      • “E come ultimo, /dulcis in fundo/, mi sono tenuta le opere di William Least Heat-Moon. Tutte parlano di grandi spazi aperti, della libertà, dell’indipendenza del singolo che aveva già sperimentato Thoreau in /Walden. /Le sue opere sono a metà tra il romanzo e il saggio e analizzano in maniera profonda il rapporto tra le comunità sociali e i luoghi che abitano. Il mio preferito è /Prateria. Una mappa in profondità/, edito da Einaudi nel ’94 e già quasi introvabile. Dopo la riscoperta delle graminacee da parte di Karl Foester e l’uso informale e fantasioso che ne hanno fatto Oudolf e Clément, è esplosa una vera e propria moda delle praterie, dei /meadow gardens/, dei prati fioriti, e un po’ tutti ci siamo presi il “mal di Kansas”. Non posso dire di esserne immune, come non sono immune al fascino onirico della prosa di Least Heat-Moon e al suo illuminare spazi altrimenti oscuri. I suoi libri sono veramente come una cartina geografica: ‘un modo per organizzarsi le sorprese'”.
Grazie Lidia! Spero di aver presto modo di incontrarti…
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§ 16 risposte a Maestri di carta di Lidia Zitara

  • Gianly ha detto:

    Indicazioni preziose!
    Grazie Simo e bentrovata Lidia
    🙂

  • letrecivette ha detto:

    Leggo sempre molto volentieri la tua rubrica che si fa sempre più interessante. Colgo spunti e riflessioni per approfondire temi a me poco conosciuti.
    Grazie e felice settimana monica

  • Sara ha detto:

    Seguo Lidia già da diversi anni nel forum della CdG, ricordo l’emozione quando mi è arrivato a casa il suo libro “Giardiniere per diletto”: mi piace tantissimo il suo modo di scrivere e il suo sguardo personalissimo sui giardini e la società più in generale!
    Accipicchia, devo dire che di recente ha messo i lucchetti a un post in Cdg, “La femmina giardinicola”, però anche se non condivido la scelta, posso intuirne i motivi. E poi io devo molto alla Cdg!
    Sara (Satialuna in Cdg)

  • m ha detto:

    Grazie della visita e degli auguri 🙂 è un piacere conoscere te e il tuo blog!

  • silvia ha detto:

    Grazie della segnalazione Simonetta!
    Conoscevo già Lidia dalla CGD, che ho frequentato per un po’ con assiduità (poi è nato il piccino e ciao…), da cui ho imparato tanto, e che occhieggio anche ora. Salutala da parte mia.
    Silvia

  • marina ha detto:

    Leggo sempre con gusto i tuoi post e le interviste ai “maestri di carta”, mi perdo piacevolmente tra le stanze di questo blog che tanto solleticano i miei neuroni giardinicoli e mi prende un po’ l’ansia davanti ad alcuni libri che presenti e che ancora,nonostante ripetute domeniche passate tra bancarelle antiquarie, non sono riuscita a fare miei.
    Stai facendo un bellissimo lavoro ed io ammiro molto,
    ciao Marina

  • daniele mongera ha detto:

    Dai Lidia, parlaci del “mal di Kansas”.

  • […] e Pappiralfi Lidia Zitara nella rubrica di About Garden “Maestri di Carta 38.264063 16.358643 Condividi:CondivisioneLike this:LikeBe the first to like this […]

  • Lidia Zitara ha detto:

    Il “Mal di kansas”? Be’, dopo il “Mal d’Africa” gli europei abbiamo subito una serie di malattie geografiche. L’ultima l’ho chiamata così: “Mal di kansas”. Non che sia descrivibile in maniera specifica. In buona sostanza è la nostalgia per un luogo dove non hai mai vissuto, per enormi spazi aperti, per quel gesto che Zinkana Waka fa con la mano, di accarezzare l’erba. Cavalli, tende, sacchi a pelo, vita indipendente, via dalla pazza folla. Appostarsi per ore per scrutare un animale. o forse solo per il gusto di gettarsi nell’erba e rotolarcisi (cosa che non so se riuscirei più a fare, calpestare l’erba mi sembra sempre un peccato irreparabile). Sono i libri di Least-Moon, la sua capacità di calarti dentro un mondo, reietto fino a che lui non ne ha scritto. E sono i libri di Mc Carthy a portarmi dentro un mondo selvaggio, dove alberga in alcuni il senso dell’onore, e della giustizia, e si è disposti a morire per difenderli.

    Oltre a questo c’è Wright e il rinnovato interesse per la sua opera, se vogliamo fare un discorso più articolato.

    Non lo so, Daniele, non so descrivere il “Mal di kansas”, sai solo che “fa male”.
    E’ un po’ quando vai dal dottore e gli dici: dottore, sto male, e lui ti chiede: dove?, e tu: non so, dappertutto.

  • daniele mongera ha detto:

    Belle parole di epica del “non visto”, Lidia.
    Adesso mi viene però da interrogarti sul “non presente”, cioè l’umano. Sul perchè insomma ci piace così tanto quando noi non ci siamo. In fin dei conti, di almeno un medico cui parlare del mal di Kansas c’è bisogno. L’importante è che stia in ambulatorio e non dentro al paesaggio. Perché se stesse là in mezzo alle festuche il mal di Kansas non ti verrebbe (e lui sarebbe anche un buon dottore).
    Che ne dici di questo paradosso così contemporaneo?

  • Lidia ha detto:

    avevo scritto una cosa lunghissima e anche non malvagia, ma il server me l’ha cancellata. lascio perdere, vado a leggere di tempi e luoghi lontani, a crogiolarmi come werther nei miei dolori romantici.

    • aboutgarden ha detto:

      @Lidia
      Così non vale, ora ci metti ancora più curiosità…
      ma attenta il tuo mal di Kansas è contagioso!!!
      Sane letture ristoratrici potrebbero essere la giusta panacea.

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