profumo d’estate

30 giugno 2011 § 9 commenti

c’è un momento in giugno
in cui avverto l’imminente arrivo dell’estate. C’è un profumo in giugno che me ne da la certezza. Quel momento ha il profumo dei fiori del tiglio.

L’imponente albero di tiglio vicino casa si riempie di innumerevoli fiori ed accoglie i laboriosi insetti che felici ronzano inebriandosi del suo nettare. Raccolgo il tiglio per farne mazzetti che essiccati serviranno a donarmi sonni tranquilli con una rilassante tisana.Nella tradizione erboristica il Tiglio viene impiegato soprattutto per le sue proprietà sedative, antispasmodiche, ipotensive, emollienti e lenitive.

E’ considerato un albero magico e  può vivere fino a mille anni. E’ benefico e protettore. I suoi fiori sono ricercati per i rituali d’amore e per propiziare il sonno e i sogni

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la natura insegna

13 gennaio 2011 § 2 commenti

La vigilia dello scorso Natale
è apparso sul quotidiano genovese IL SECOLO XIX, un  interessante articolo su un  metodo di coltivazione applicato da un intraprendente contadino del Burkina Faso che partendo dal 1984 (anno dell’ultima grande carestia nella regione del Sahel) ha trasformato migliaia di ettari semi-desertici in terre molto produttive.
La storia di Yacouba Sawadogo, come scrive nel suo articolo Paolo Crocchi, riprende metodi culturali utilizzati da secoli dai contadini locali, lo zaï, che consiste nello scavare «poquet», ossia buche nel terreno poco profonde dove concentrare le rare piogge, nelle quali il contadino, ha lasciato cadere semi e aggiunto letame. Dai semi nel tempo sono nati e poi cresciuti degli alberi. Yacouba li ha amorevolmente curati ed ha lasciato che i loro rami, le loro foglie e la natura facessero il resto. Il terreno si è poco a poco rigenerato recuperando ogni anno sempre più zone desertiche.

Paolo Crocchi porta a paragone un metodo di coltivazione sperimentato dagli anni ’70 dal prof. Gilles Lemieux dell’Université Laval, Quebec (Canada) il BRF, che in Liguria si sta fortemente concretizzando ed ha creato in poco tempo nuove sinergie tra gruppi di agricoltori  o semplici coltivatori amatoriali. Con il BRF ( Bois Rameaux Fragmente) o frammentazione delle ramaglie, si accelera il processo naturale degli ecosistemi forestali riportando la fertilità del suolo.

Credits: images Burkina Faso C.Reij

In Liguria Philippe Lemoussu come in Africa Yacouba Sawadogo prima, ed in seguito altri contadini che hanno seguito il suo percorso, stanno promuovendo l’utilizzazione delle antiche tecniche agricole organizzando cantieri di lavoro ai quali tutti possono assistere e partecipare imparando sul campo i notevoli benefici ottenuti con una così semplice e poco costosa innovazione. Il passa parola e i successi di tanti agricoltori sono stimolo di diffusione del metodo.
Il gruppo AVEBRF Liguria in collaborazione con il Consorzio della Quarantina, hanno fatto richiesta per una cippatrice, attrezzo agricolo indispensabile per ottenere fresche ramaglie, prontamente offerta da un ente svizzero. Lo strumento sta ora a tappe attraversando la regione richiamando attorno un sempre più folto numero di agricoltori.
Philippe Lomoussu sarà presente domenica 16 gennaio 2011 a Torriglia (Ge) per il “Mandillo dei semi” annuale ed atteso appuntamento dei soci del Consorzio della Quarantina.
Se volete approfondire l’argomento è uscito in novembre per la prima volta in Italia un libro sul BRF di Sylvain Coquet “Coltivare col cippato. Una novità agronomica ed ecologica” –  ed. Libreria Editrice Fiorentina

abete di Natale

16 dicembre 2010 § 1 Commento

La tradizione dell’albero di Natale risale al XVI secolo
e fu importata dalla Germania. Nel tempo si è largamente diffusa,  prevedeva che l’albero inizialmente scelto tra una varietà da frutto e poi sostituito con l’abete, venisse preparato la vigilia di Natale. La tendenza consumistica degli ultimi anni ha spinto ad anticipare i tempi e l’albero riccamente addobbato è presente nelle nostre case già dall’inizio di dicembre .

Tralasciando l’eterna diatriba meglio “artificiale o naturale”, la scelta per questo post ricade sul naturale e spero servirà come piccola guida verso l’acquisto del vostro albero di Natale.
Principalmente sono presenti sul nostro mercato natalizio due varietà: ABIES (abeti) e PICEA (pecci). Convenzionalmente vengono tutti raggruppati sotto il nome Abete. Si distinguono dai pini e dai larici per l’attacco degli aghi. Nei pecci (Picea) e negli abeti (Abies) gli aghi sono disposti attorno al ramo e sono singoli in pini e larici,  sono disposti a gruppetti.

tra gli abeti troviamo:

1. Abete bianco (Abies alba miller. o Abies pectinata), detto anche abete comune  è una pianta spontanea dei boschi del nostro territorio . Gli esemplari più giovani vengono utilizzati come alberi di Natale in quanto i suoi aghi sono aromatici e resistono a lungo sui rami della pianta.

2. Abies nordmanniana (Abete del Caucaso) pianta di grande qualità ha la pagina superiore degli aghi verde e quella inferiore argento. Ha una durata più lunga rispetto all’abete bianco e perde ancor meno gli aghi ma il suo prezzo è più elevato.

Tra il genere Picea, che si distingue per il portamento conico, più comunemente troviamo:

3. Picea abies meglio conosciuto come abete rosso; presenta chioma conica regolare. Aghi corti e pungenti.  Resinoso. La sua  veloce crescita, riesce ad abbattere il costo di produzione. E’ il più tradizionale e più economico “albero di Natale” ma tende a spogliarsi presto dei suoi aghi.

4. Picea kosteriana (Picea pungens koster) sin. abete blu o ancora abete del Colorado è una conifera che necessita di irrigazioni frequenti. Assume una colorazione blu, verde. È considerato l’abete più pregiato. Normalmente sono venduti per Natale anche i rami, adatti ad essere recisi e molto decorativi. Un esemplare alto 180 cm costa circa 200.00 €.

5. Picea pungens glauca, sin. abete azzurro o argentato. Pianta con fogliame molto persistente robusto e aghi acuminati, dal tipico colore verde azzurro più corti e spessi rispetto alla sua stretta parente Picea pungens koster.

6. Picea conica e un albero adatto per chi ha poco spazio. Molto decorativo e compatto a crescita molto lenta 5cm ca. all’anno

Per il suo ridotto ingombro la mia scelta è caduta su Picea conica, ho scelto un alberello alto circa 80cm cresciuto in vaso, questo fa si che la sua percentuale di sopravvivenza oltre le festività sia alta. Il mio Picea conica l’ho acquistato  per 23.00 € presso un vivaio della zona.
Ho avuto cura di collocarlo in un punto molto luminoso, lontano da fonti di calore. Il suo vaso è già abbastanza grande ma appena smessa la sua funzione natalizia lo travaserò usando terreno per acidofile e ponendo sul fondo del vaso uno strato drenante. Lo bagno stando attenta a non fare asciugare il suo pane di terra. In primavera una manciata di stallatico contribuirà a dare il giusto apporto nutritivo.


errori da evitare

29 novembre 2010 § Lascia un commento

Mai far visita ad un vivaio impreparati su un acquisto soprattutto se si tratta di un albero!

Giovedì scorso mi sono recata presso un vivaio specializzato in alberi da frutta per accompagnare mio padre che doveva ritirare alcune piante prenotate tempo prima. Le cataste ordinate di alberi cartellinati in attesa di “fissa dimora” sono state un richiamo irresistibile.
Per ingordigia, in un attimo balena il desiderio di un albero di albicocche. In effetti avevo già da tempo pensato di sostituire o meglio integrare i due poveri esemplari di albicocca di Valleggia, che piantati da circa 15 anni ma lontani dalla loro terra di origine e a 420 mt. di altitudine stentano alquanto nella produzione frutticola (a dir tanto in totale 1 Kilo!).
Mi era stata suggerita la Bella di Imola, varietà resistente a climi più rigidi.
Non so come è successo, sono uscita dal vivaio con un albicocco dall’evocativo nome “Flavorcot”. Troppo tardi per ripensamenti.
A casa ho fatto alcune ricerche in internet che un poco mi hanno rassicurata.
E’ presente anche nella lista delle piante segnalate da RHS (Royal Horticultural Society).
Sembra che il mio albero Prunus armeniaca ‘Flavorcot’ (syn. ‘Bayato’) sia il prodotto di accurate selezioni, con tanto di marchio registrato. E’ autofertile e produce un abbondante raccolto di frutta dalla forma oblunga di pezzatura media e con ottimo sapore. Adatto anche per confetture.

Altro errore, avrei dovuto scavare la buca con almeno un paio di mesi di anticipo  per fare areare il terreno.  Ma non avendolo messo in preventivo…
Preparata per bene la sua dimora l’ho comunque piantato per tempo, si dice che a Santa Caterina, il 25 novembre, sia un giorno speciale per piantare.

In Francia hanno un bellissimo proverbio:
à la Sainte-Catherine tout bois prend racine!

Si dice anche che a Santa Caterina la neve si avvicina. Così quest’anno è stato.
Appena in tempo e il mio albero è già avvolto dal suo primo manto di neve.

Dove sono?

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