Ortensia o Hydrangea

4 luglio 2017 § Lascia un commento

C’è forse un po’ di confusione
tra i due nomi che in realtà indicano la stessa pianta!

ortensia blu

Hydrangea macrophylla

Hortensia è un termine vernacolare scritto per la prima volta su un erbario del’700 realizzato dal naturalista Commencon. E’ dedicato ad una donna di nome Hortense, in realtà se ne contendono l’attribuzione due dame, una la figlia del di Nassau compagno delle spedizioni scientifiche del naturalista, l’altra la sua amica astronoma e matematica. Un’altra versione ne riconduce l’origine alla radice latina, Hortensis, cioè del giardino. Il nome Hydrangea ha duplice interpretazione, la prima di derivazione greca si rife- risce alla forma delle capsule dei semi che paiono recipienti per la raccolta dell’acqua, la seconda deriva dalla radice Hydra figura mitologica del mostruoso serpente a più teste che somiglia agli stimmi dei fiori fertili.

Hydrangea 'Zorro'

                                                      Hydrangea macrophylla ‘Zorro’

Per tutti gli appassionati di questo genere, consiglio  vivamente la lettura e l’acquisto del libro “Ortensie e idrangee. La storia, le varietà, la coltivazione” di Eva Boasso dal quale ho tratto informazioni per il mio breve testo.

 

rose antiche per il pot-pourri

1 giugno 2017 § 4 commenti

 Centinaia sono i roseti che possono offrire petali adatti ai pot-pourri: ma non tutti hanno il fascino e il profumo delle cosiddette “rose antiche”.


Si definiscono antiche le varietà di rose nate prima del 1867, anno in cui, ufficialmente, hanno trovato la loro diffusione i primi ibridi di Tea. Rosa gallica, le rose di Damasco, le Bourbon, sono degli esempi di rose antiche.


Anche nel mio giardino ce n’è qualcuna. ‘Chapeau de Napoléon’, ad esempio: appartiene al gruppo delle rose muscose, la cui peculiarità è l’aver sviluppato, sul peduncolo e sul calice, un tessuto muscoso e crestato, leggermente appiccicoso. Introdotta nel 1826 dal vivaista francese Vibert, nostalgico ex soldato napoleonico, e da subito amatissima nell’Inghilterra vittoriana, ‘Chapeau’ ha un fiore ricco, rosa argentato, i cui boccioli socchiusi ricordano la forma di una feluca: per questo Vibert decise di mettere in vendita questa rosa dedicandola al suo eroe. 


Non rifiorente, ottima per gli sciroppi, regala bei petali per i pot-pourri, e persino i peduncoli essiccati sono piacevolmente decorativi.


Alla monofioritura di ‘Chapeau de Napoléon’ si contrappone la rifiorentissima ‘Rose de Rescht’. Ottima per i piccoli giardini e per i principianti, si può coltivare in vaso e sopporta qualche errore di potatura (senza esagerare, però!). Caratterizzata da corolle a pon pon fucsia, i suoi petali essiccano alla svelta semplicemente raccogliendoli in un cestino, mescolando ogni tanto. Compatta, la pianta ha una buona resistenza alle malattie e rifiorisce con regolarità se cimata dopo ogni fioritura. Le origini di questa rosa sono sconosciute, ma le sue antenate sembrerebbero dividersi tra le rose galliche e le portland, sebbene il vivaista Nancy Lindsay, che la introdusse in Europa, sostenesse di averla trovata nei pressi di Rescht, in Persia.


E infine ‘Souvenir de la Malmaison’. Di nuovo Napoleone fa capolino tra le rose, ma questa volta grazie alla mano gentile di Giuseppina: la donna, dopo essere stata incoronata imperatrice nel 1804, collezionò, nella celebre villa della Malmaison, almeno 250 varietà di rose provenienti da ogni parte del mondo. Non si sa se ‘Souvenir’ appartenesse veramente alla collezione di Giuseppina, che col tempo andò perduta. Il coltivatore Jean Beluze pensò bene di dedicargliela. Ha un colore chiaro, bianco crema sfumato di rosa, e boccioli ricolmi di petali che si schiudono perfettamente solo quando il tempo è asciutto. Il suo profumo è interessante, anche se sembra possa variare leggermente a seconda della zona in cui è coltivata la pianta.

Testo e foto di Marta Moletta

contenitori per pot-pourri secco

19 aprile 2017 § Lascia un commento

Un pot-pourri merita un contenitore
che lo custodisca e che lo valorizzi. La scatola, o il vaso, adatti a conservarlo devono svolgere più funzioni: raccogliere i petali possibilmente permettendo di osservarlo; conservare il profumo; essere loro stessi decorativi. Per un pot-pourri secco, l’ideale sono quelli a imboccatura larga, o i vassoi. Se però volete che il profumo si espanda sono in certi momenti della giornata, vi conviene che siano richiudibili.

ingredienti per pot- pourri

vasetto per pot- pourri

Tra i più facili da reperire, i vasi di vetro: ottimi perché permettono di vedere il contenuto e conservano abbastanza bene la fragranza, potete usarne di cristallo, oppure di normale vetro, colorato o trasparente. Vanno bene anche quelli delle conserve alimentari, purché, dopo il lavaggio, si siano liberati dal precedente odore.

Grande tentazione l’uso dei barattoli di metallo: le scatolette di latta sono perfette per conservare a lungo il profumo. Ma… se richiudibili, non mostrano la bellezza di quanto contengono. Se utilizzate contenitori metallici, verificate che la superficie non reagisca a contatto con l’essenza del profumo.

ciotolina per pot- pourri

Fascinose anche certe scatoline di legno, che, essendo di materiale naturale, si impregnano esse stesse dell’essenza. Se non volete che si sciupino a contatto col profumo, foderatele con un film di plastica. Reperibili “gratuitamente” al supermercato sono le scatoline dei formaggi francesi: se non sono impregnate di odore di formaggio, possono essere riutilizzate per il pot-pourri.

Spesso, chi espone un pot-pourri opta per i cestini di vimini: dall’aspetto naturale, non conservano il profumo ma lo lasciano irradiare per tutta la stanza. Devono essere foderati anch’essi con un foglio di plastica perché non facciano trapassare l’essenza al mobile sottostante.

ciotola per pot- pourri

Vasetti di terracotta: molto belli da vedere, ma di certo tutt’altro che trasparenti, i vasi di terracotta per interni servono per il pot-pourri umido. Essendo porosi, lasciano traspirare l’essenza.

Si possono usare anche vassoi e piatti di ceramica, grosse conchiglie. Pensando a oggetti in materiale artificiale, sono perfette per i pot-pourri anche certe le coppette del gelato, in plastica: spesso hanno il vantaggio di avere una piccola base rialzata, che le rende più carine. Mettendone insieme diverse di più colori su una mensola, si crea un decorativo effetto pop.

materiale per pot- pourri

Non avete buttato la vostra mimosa dell’8 marzo, vero? I rametti di questa pianta seccano facilmente senza perdere del tutto la vivacità dei fiori gialli. Non mantiene quasi per niente il profumo naturale (e per alcuni che non lo sopportano è una fortuna). Sono molto decorative anche le foglie. Se trovate difficile abbinare il colore squillante della mimosa, scegliete sempre di accostarle il bianco e il verde scuro o intenso.

Marta Moletta per aboutgarden 

nomenclatura botanica

10 marzo 2017 § 13 commenti

Quando ho iniziato ad appassionarmi al mondo delle piante credevo che utilizzare nome e cognome in latino fosse solo una questione riguardante pochi dotti. Con il tempo ho imparato che invece rappresenta l’unico modo di classificazione corretta universalmente riconosciuta; considerando che i nomi comuni variano con le culture e i luoghi, la denominazione botanica latina ne assicura una inequivocabile identificazione.

nomenclatura botanica

Il nome è composto da un sostantivo che designa il genere cui segue un cognome, epiteto specifico, che fornisce informazioni e dettagli utili alla coltivazione può essere descrittivo, realistico più raramente fantasioso (es: Digitalis purpurea, Anthericum liliago, Helleborus orientalis, Pinus sylvestris). Il sistema di nomenclatura binomia, fu introdotto dal medico e naturalista svedese Carlo Linneo (1707-1778), appassionato di botanica, studiò un nome scientifico costituito da due parti che fu adottato internazionalmente dal 1753.

etichette riciclo

qui se vuoi sapere come realizzare questa etichetta

Il genere si scrive con l’iniziale maiuscola, l’epiteto specifico con la minuscola ed entrambi vanno scritti in carattere corsivo. Nel nome possono essere presenti sottospecie, varietà o forme e sono segnati in corsivo, mentre le abbreviazioni ssp., subsp., var. e f. rimangono in stampatello. Un po’ di confusione regna anche tra cultivar e ibridi, le prime ottenute artificialmente sono scritte con iniziale maiuscola non in corsivo e poste all’interno di virgolette semplici (es: ) mentre i secondi sono frutto di incroci di due specie e sono segnati in corsivo minuscolo preceduto dal segno x non corsivo ( es: Lavandula x christiana)

da Buon Gardening, coltivare piante e fiori in terrazzo e in giardino, utilizzarli in casa e in cucina – Mondadori 2015

Per approfondire le nozioni di botanica consiglio il bel libro Latino per Giardinieri – Guido Tommasi Editore.

Pot Pourri umido di calicanto

21 febbraio 2017 § 6 commenti

Il potpourri “umido”
è un’antica forma di potpourri che non prevede l’essiccazione dei fiori, ma la loro conservazione attraverso l’uso del sale. Il prodotto che se ne ottiene non è esteticamente gradevole, ma più profumato e duraturo del potpourri secco (e un po’ più lento da ottenere). Gertrude Jekyll lo preparava da sé con i petali delle sue amatissime rose, e lo preferiva a quello secco perché esaltava al massimo il profumo dei fiori e lo manteneva nel tempo.

cuore-calicanto

Io lo considero un metodo ottimo per conservare la fragranza dei fiori invernali o di inizio primavera, come quelli di Chimonanthus praecox (calicanto), di Hyacinthus (giacinto), o di Eriobotrya japonica (nespolo giapponese): sono spesso caratterizzati da corolle di piccole dimensioni che, se essiccate, si schiacciano e perdono la loro bellezza.

ingredienti-pot-pourri-umido-calicanto

pot-pourri-umido-2

ingredienti-pot-pourri-umido

Fornitevi di sale (fino) non iodato e di un barattolo di vetro richiudibile con imboccatura ampia. Le dimensioni del barattolo dipendono da quanti fiori volete utilizzare. Il mio vaso è alto circa venti centimetri e conterrà dai 70 ai 90 g di corolle: tenete conto che il potpourri finale si ridurrà di quasi la metà. Raccogliete i fiori: siccome il mio calicanto, che fiorisce in questo periodo, a causa del clima secco e freddo della zona apre poche corolle alla volta, di solito raccolgo i suoi fiori aperti a più riprese, nell’arco di una settimana, per averli nella quantità giusta. Riponete tutto nel barattolo che, per qualche giorno, potrete lasciare al buio senza coperchio, per l’asciare che l’acqua in eccesso evapori. Finita la raccolta, pesate la massa floreale netta e aggiungete sale con un rapporto di uno a tre (1:3), ossia una parte di sale ogni tre di fiori. Alcuni manuali suggeriscono l’uso di sale grosso: scegliete voi cosa preferite, quello fino mi pare si amalgami meglio al potpourri.

pot-purri-umido

Mescolate utilizzando un cucchiaio di legno, e lasciate riposare il composto, pressato con un sasso, in un posto buio per minimo un mese, un mese e mezzo. Mescolate una volta alla settimana per verificare lo stato del composto, e di nuovo schiacciate col sasso. Sul fondo si formerà un liquido che potrete drenare e, se vi piacerà, lo potrete in seguito utilizzare per ravvivare il profumo del potpourri.

ingredienti pot pourri calicanto.jpg

Conclusa questa fase, il vostro potpourri è pronto per essere perfezionato con un cucchiaino di fissatore per profumi. Alcuni suggeriscono di pestare il prodotto con un mortaio e poi di mescolarlo al fissatore. Io credo che generalizzare sia difficile, dipende anche dal tipo di fiori che si usano. Chi suggerisce invece di aggiungere anche delle gocce di olio essenziale, a mio parere travisa il valore di una tecnica che, di per sé, è validissima per conservare il miracolo dei profumi invernali, senza bisogno di “aiutini”.

Disponete il tutto in un vaso chiuso e poroso di terracotta, o altro diffusore con fessure: il vostro ‘moist potpourri’ è pronto.

articolo di Marta Moletta per aboutgarden

annotazioni creative #febbraio2017

6 febbraio 2017 § Lascia un commento

Febbraio è iniziato da qualche giorno,
fa ancora freddo e a conferma di quanto si dice, il giardiniere allena la sua pazienza in attesa di poter mettere nuovamente le mani al lavoro nella terra del suo giardino o a trattar le piante del suo balcone. Tempo al tempo, presto sarà il momento di potare alcuni arbusti prima della ripresa vegetativa in attesa dell’arrivo della primavera.

Fatti  trovare pronto!

febbraio-2017-copia

eventi

  • 22 – 23 – 24 febbraio

MY PLANT & GARDEN
Terza edizione della rassegna dedicata al mondo florovivaistico e all’architettura del verde. un’interessante palinsesto di incontri tra professionisti del settore, approfondimenti di tematiche e opportunità di relazioni.
Rho (MI) – Fiera Milano, Strada Statale del Sempione, 28

  • 22 febbraio

All’interno della rassegna MY PLANT & GARDEN, sono stata invitata da Silvia Vigè per il seminario organizzato da Linea Verde, come relatrice per l’ intervento “Comunicare il verde con modalità 2.0 – Immagini, testi e contenuti myself”

Per accedere al convegno, è possibile richiedere gratuitamente i biglietti di ingresso a Myplant & Garden.
Per info: silvia.vige@epesrl.it http://www.linea-verde.net

Per il calendario completo degli eventi di febbraio ti consiglio di consultare il blog Fiori e Foglie

itinerari

  • Grandi Giardini Italiani propone per questo mese un viaggio a ritroso nel tempo nella provincia di Lucca alla scoperta di magnifici giardini avvolti da leggende, intrisi di favole ma che lascia spazio anche ad una sosta alle terme.

Qui tutti i suggerimenti, e per non perdere altra proposte di viaggio ti invito ad iscrivervi alla newsletter di Grandi Giardini Italiani.

  • Segnalo una buona occasione per chi vuole avvicinarsi al mondo delle piante e al contempo regalarsi una breve vacanza per scoprire Parma, i suoi tesori d’arte e la gastronomia. Periodicamente l’agriturismo Casarossa organizza corsi di giardinaggio a cura dell’agronoma Elisa Marmiroli di Studio Arbora di Parma.

Per info e prenotazioni
www.poderecasarossa.it

shopping

  • Olio di semi di rosa canina

Ti svelo un segreto di bellezza per la pelle, ogni tanto utilizza qualche goccia di olio essenziale estratto dai semi della rosa canina, è un olio rinomato per le sue eccezionali proprietà di rigenerazione della pelle, utile per tonificare il tessuto cicatriziale inoltre elimina rughe, zampe di gallina, macchie senili, unghie fragili e allevia i danni del sole. Ti pare poco? Ti consiglio questo prodotto.

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  • entro il 13 febbraio

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Pigne alla cannella

17 gennaio 2017 § 2 commenti

Non disfatevi delle pigne
che avete utilizzato per decorare la casa durante le feste, e se mai non ne aveste, procuratevele!

pigne-alla-cannella

Vi serviranno per realizzare degli ottimi profumatori per ambiente. É necessario che le brattee delle pigne siano bene aperte, altrimenti mettetele su un termosifone o in forno a una temperatura bassissima per qualche minuto, estraetele e fate raffreddare, quindi mettetele in un sacchetto di plastica come quelli che si utilizzando per surgelare gli alimenti e spruzzate con un vaporizzatore un po’ d’acqua nella quale avrete aggiunto alcune gocce di olio essenziale di cannella. Chiudete il sacchetto e lasciate riposare per circa un mese prima di adoperarle, Per intensificare l’aroma aggiungete qualche stecca di cannella e ogni settimana vaporizzate con altro olio essenziale.

Se avete raccolto pigne le cui brattee sono ancora chiuse, in questo post vi spiego come indurle a aprirle.

da Vivere Country gennaio 2016

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