il Boscogiardino su Gardenia

15 dicembre 2017 § 8 commenti

Qualche mese fa
la mia amica Margherita mi ha chiesto se volevo realizzare composizioni e styling per il servizio di Natale per Gardenia. Chi ama le piante e i giardini conosce questa rivista, un punto di riferimento pluridecennale per gli appassionati del settore e avrà letto tante volte gli articoli di Margherita Lombardi, esperta agronoma e ora anche blogger e creatrice di Italian Botanical Trips

Gardenia dicembre 2017

sevizio Boscogiardino Gardenia

il Boscogiardino su Gardenia di dicembre 2017

Ghirlanda di muschio per Gardenia

make a garland

Ai primi di novembre, dopo un lavoro di preparazione di circa una settimana suddiviso tra intrecciare ghirlande e verniciare lanterne… è arrivato nel Boscogiardino, Matteo Carassale, fotografo della rivista, che ho sempre ammirato. È stata una giornata molto intensa, ho imparato tanto da lui e mi sono anche divertita, Matteo è un grande professionista, è stato facile lavorare insieme, purtroppo la pioggia intermittente durante l’intera giornata non ci ha agevolati e il tempo è stato davvero poco per realizzare tutti i progetti che avevo in mente.

Matteo Carassale sul set

Volevo anche fare un po’ di fotografie con la mia macchina, invece non c’è stato modo e sono riuscita  a rubare solo qualche scatto del backstage con il cellulare…

inquadratura servizio Gardenia

Il buio nel Boscogiardino è sceso alle 16,30 e tutto è terminato, ho salutato Matteo e guardato con un sorriso di soddisfazione il campo di battaglia dove erano sparsi ovunque resti di bacche, rami di abete, lucine e candele. Soddisfatta e felice, ho chiuso casa e preso un’aspirina perché certi sforzi alla mia età possono essere fatali 😉

mecredit ph. Matteo Carassale

Grazie ancora alla cara Margherita per aver pensato a me, a Matteo per l’ottimo lavoro e la giornata trascorsa, grazie a Emanuela Rosa Clot, direttrice di Gardenia per la bella opportunità ed infine un ringraziamento anche a Lombardaflor per la sponsorizzazione tecnica!

Alla finestra ritratto M. Carassalecredit ph. Matteo Carassale

Vi invito ad acquistare in edicola la rivista Gardenia di dicembre (se ancora riuscite a trovarne una copia perché amici e parenti hanno fatto incetta) per vedere il servizio completo!<<<<
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fiori e piante in tôle paint

6 dicembre 2017 § 2 commenti

Nel 1700, il secolo delle grandi scoperte, fu creata in Italia una tecnica decorativa che prevedeva l’utilizzo di un lamierino di metallo che veniva piegato, sagomato e verniciato per realizzare principalmente copie fedeli di piante da conservare nei gabinetti scientifici.

fiori tole peintetôle peinte Erbavoglio

La tecnica piacque molto ai francesi che la usarono in larga scala; con il nome di tôle peinte furono fabbricati anche complementi di arredo di varia natura come brocche, vassoi, piatti e altri oggetti decorativi per la casa.

tole peinte grasstôle peinte Erbavoglio

pianta tole peintetôle peinte Erbavoglio

Le piante realizzate in tôle peinte erano modellini costruiti con dovizia di particolari dipinti con pigmenti in polvere, venivano fissate su vasi o piedistalli in legno tornito e spesso finivano sui ripiani delle più preziose wunderkammer oppure divenivano sculture come le agavi in ferro che adornavano le colonne laterali dei cancelli delle ville liberty.

agave ferroAgave collezione privata

A Milano due artigiane utilizzando l’antica tecnica del 1700 per creare piante e fiori di grande fascino e grazia utilizzando lamierino di rame (materiale molto duttile e malleabile) e tanta maestria.

Vi invito ad andare a visitare il loro atelier L’Erbavoglio in zona Brera.

 L’Erbavoglio 
 di Elisabetta Sonzini e Laura Goffi 
Via Marco Formentini 5

Puglia Hortus autunno 2017

6 novembre 2017 § Lascia un commento

Il 28 e 29 ottobre
appena trascorsi sono stata ospite di Puglia Hortus, il primo evento dedicato alla botanica e a tutti gli appassionati del verde nel sud della Puglia. Ho accettato l’invito con grande piacere perché quei luoghi mi ricordano un tempo felice, anni a far su è giù con i treni, fidanzata di un militare del Battaglione San Marco che è poi diventato mio marito.

Ho ritrovato la stessa bellezza di allora, dei cieli tersi e azzurri che fanno da contrasto al bianco delle basse case e sullo sfondo il verde/grigio degli ulivi.

Puglia Hortus

Foto con Presidente Puglia Horus .jpgcon il Presidente di Puglia Hortus, il Sindaco di Ostuni e Tiziana Volta per Gardenia

Puglia Hortus nasce dall’idea e dalla passione di Pierangelo Argentieri presidente dell’omonima associazione che si occupa della tutela e della valorizzazione del territorio. Come organizzatrice di eventi ero curiosa di vedere una mostra vivaistica del sud Italia e come appassionata di giardinaggio di scoprire nuove piante e sono felice siano state soddisfatte entrambe le mie aspettative.

Parco Ostuni

Espositore Le Rose doi Firenze.jpg

La manifestazione si svolge in primavera e ritorna in autunno con cambio di location a seconda della stagione; ottobre spetta ad Ostuni, la città bianca che in un parco cittadino ospita da due anni circa 40 espositori. Il clima era allegro e rilassato come spesso accade nelle mostre vivaistiche più intime dove il timbro degli organizzatori sempre attenti e presenti è ben evidente; a contorno dell’evento un ricco programma con un susseguirsi di interessanti interventi tra cui la presentazione del mio ultimo libro “Più orto che giardino”, scritto a due mani per Mondadori con Camilla Zanarotti,. Ringrazio le persone che sono venute a sentirmi, amiche di social e lettrici del blog!

Stand Floriana Bulbose

Media partner dell’evento anche la rivista Gardenia, che con la sua presenza è sinonimo di qualità!

Vasi Grottaglie

Naturalmente ho scattato foto, fatto molti acquisti verdi e no, (vedi un imperdibile vaso antico in terracotta di Grottaglie e dei golosi taralli) ho conosciuto nuovi amici e imparato tante cose ed è questo il bagaglio più ricco che si porta con se al rientro da eventi come Puglia Hortus.

Rasegna stampa Hortus

Segnate in agenda il prossimo appuntamento Hortus Brindisi che si svolgerà l’11 e il 13 maggio 2018, io ci sarò, per raccontare di piante e fiori e creare decorazioni! Vi aspetto !!!

Ortensia o Hydrangea

4 luglio 2017 § Lascia un commento

C’è forse un po’ di confusione
tra i due nomi che in realtà indicano la stessa pianta!

ortensia blu

Hydrangea macrophylla

Hortensia è un termine vernacolare scritto per la prima volta su un erbario del’700 realizzato dal naturalista Commencon. E’ dedicato ad una donna di nome Hortense, in realtà se ne contendono l’attribuzione due dame, una la figlia del di Nassau compagno delle spedizioni scientifiche del naturalista, l’altra la sua amica astronoma e matematica. Un’altra versione ne riconduce l’origine alla radice latina, Hortensis, cioè del giardino. Il nome Hydrangea ha duplice interpretazione, la prima di derivazione greca si rife- risce alla forma delle capsule dei semi che paiono recipienti per la raccolta dell’acqua, la seconda deriva dalla radice Hydra figura mitologica del mostruoso serpente a più teste che somiglia agli stimmi dei fiori fertili.

Hydrangea 'Zorro'

                                                      Hydrangea macrophylla ‘Zorro’

Per tutti gli appassionati di questo genere, consiglio  vivamente la lettura e l’acquisto del libro “Ortensie e idrangee. La storia, le varietà, la coltivazione” di Eva Boasso dal quale ho tratto informazioni per il mio breve testo.

 

rose antiche per il pot-pourri

1 giugno 2017 § 4 commenti

 Centinaia sono i roseti che possono offrire petali adatti ai pot-pourri: ma non tutti hanno il fascino e il profumo delle cosiddette “rose antiche”.


Si definiscono antiche le varietà di rose nate prima del 1867, anno in cui, ufficialmente, hanno trovato la loro diffusione i primi ibridi di Tea. Rosa gallica, le rose di Damasco, le Bourbon, sono degli esempi di rose antiche.


Anche nel mio giardino ce n’è qualcuna. ‘Chapeau de Napoléon’, ad esempio: appartiene al gruppo delle rose muscose, la cui peculiarità è l’aver sviluppato, sul peduncolo e sul calice, un tessuto muscoso e crestato, leggermente appiccicoso. Introdotta nel 1826 dal vivaista francese Vibert, nostalgico ex soldato napoleonico, e da subito amatissima nell’Inghilterra vittoriana, ‘Chapeau’ ha un fiore ricco, rosa argentato, i cui boccioli socchiusi ricordano la forma di una feluca: per questo Vibert decise di mettere in vendita questa rosa dedicandola al suo eroe. 


Non rifiorente, ottima per gli sciroppi, regala bei petali per i pot-pourri, e persino i peduncoli essiccati sono piacevolmente decorativi.


Alla monofioritura di ‘Chapeau de Napoléon’ si contrappone la rifiorentissima ‘Rose de Rescht’. Ottima per i piccoli giardini e per i principianti, si può coltivare in vaso e sopporta qualche errore di potatura (senza esagerare, però!). Caratterizzata da corolle a pon pon fucsia, i suoi petali essiccano alla svelta semplicemente raccogliendoli in un cestino, mescolando ogni tanto. Compatta, la pianta ha una buona resistenza alle malattie e rifiorisce con regolarità se cimata dopo ogni fioritura. Le origini di questa rosa sono sconosciute, ma le sue antenate sembrerebbero dividersi tra le rose galliche e le portland, sebbene il vivaista Nancy Lindsay, che la introdusse in Europa, sostenesse di averla trovata nei pressi di Rescht, in Persia.


E infine ‘Souvenir de la Malmaison’. Di nuovo Napoleone fa capolino tra le rose, ma questa volta grazie alla mano gentile di Giuseppina: la donna, dopo essere stata incoronata imperatrice nel 1804, collezionò, nella celebre villa della Malmaison, almeno 250 varietà di rose provenienti da ogni parte del mondo. Non si sa se ‘Souvenir’ appartenesse veramente alla collezione di Giuseppina, che col tempo andò perduta. Il coltivatore Jean Beluze pensò bene di dedicargliela. Ha un colore chiaro, bianco crema sfumato di rosa, e boccioli ricolmi di petali che si schiudono perfettamente solo quando il tempo è asciutto. Il suo profumo è interessante, anche se sembra possa variare leggermente a seconda della zona in cui è coltivata la pianta.

Testo e foto di Marta Moletta

contenitori per pot-pourri secco

19 aprile 2017 § Lascia un commento

Un pot-pourri merita un contenitore
che lo custodisca e che lo valorizzi. La scatola, o il vaso, adatti a conservarlo devono svolgere più funzioni: raccogliere i petali possibilmente permettendo di osservarlo; conservare il profumo; essere loro stessi decorativi. Per un pot-pourri secco, l’ideale sono quelli a imboccatura larga, o i vassoi. Se però volete che il profumo si espanda sono in certi momenti della giornata, vi conviene che siano richiudibili.

ingredienti per pot- pourri

vasetto per pot- pourri

Tra i più facili da reperire, i vasi di vetro: ottimi perché permettono di vedere il contenuto e conservano abbastanza bene la fragranza, potete usarne di cristallo, oppure di normale vetro, colorato o trasparente. Vanno bene anche quelli delle conserve alimentari, purché, dopo il lavaggio, si siano liberati dal precedente odore.

Grande tentazione l’uso dei barattoli di metallo: le scatolette di latta sono perfette per conservare a lungo il profumo. Ma… se richiudibili, non mostrano la bellezza di quanto contengono. Se utilizzate contenitori metallici, verificate che la superficie non reagisca a contatto con l’essenza del profumo.

ciotolina per pot- pourri

Fascinose anche certe scatoline di legno, che, essendo di materiale naturale, si impregnano esse stesse dell’essenza. Se non volete che si sciupino a contatto col profumo, foderatele con un film di plastica. Reperibili “gratuitamente” al supermercato sono le scatoline dei formaggi francesi: se non sono impregnate di odore di formaggio, possono essere riutilizzate per il pot-pourri.

Spesso, chi espone un pot-pourri opta per i cestini di vimini: dall’aspetto naturale, non conservano il profumo ma lo lasciano irradiare per tutta la stanza. Devono essere foderati anch’essi con un foglio di plastica perché non facciano trapassare l’essenza al mobile sottostante.

ciotola per pot- pourri

Vasetti di terracotta: molto belli da vedere, ma di certo tutt’altro che trasparenti, i vasi di terracotta per interni servono per il pot-pourri umido. Essendo porosi, lasciano traspirare l’essenza.

Si possono usare anche vassoi e piatti di ceramica, grosse conchiglie. Pensando a oggetti in materiale artificiale, sono perfette per i pot-pourri anche certe le coppette del gelato, in plastica: spesso hanno il vantaggio di avere una piccola base rialzata, che le rende più carine. Mettendone insieme diverse di più colori su una mensola, si crea un decorativo effetto pop.

materiale per pot- pourri

Non avete buttato la vostra mimosa dell’8 marzo, vero? I rametti di questa pianta seccano facilmente senza perdere del tutto la vivacità dei fiori gialli. Non mantiene quasi per niente il profumo naturale (e per alcuni che non lo sopportano è una fortuna). Sono molto decorative anche le foglie. Se trovate difficile abbinare il colore squillante della mimosa, scegliete sempre di accostarle il bianco e il verde scuro o intenso.

Marta Moletta per aboutgarden 

nomenclatura botanica

10 marzo 2017 § 13 commenti

Quando ho iniziato ad appassionarmi al mondo delle piante credevo che utilizzare nome e cognome in latino fosse solo una questione riguardante pochi dotti. Con il tempo ho imparato che invece rappresenta l’unico modo di classificazione corretta universalmente riconosciuta; considerando che i nomi comuni variano con le culture e i luoghi, la denominazione botanica latina ne assicura una inequivocabile identificazione.

nomenclatura botanica

Il nome è composto da un sostantivo che designa il genere cui segue un cognome, epiteto specifico, che fornisce informazioni e dettagli utili alla coltivazione può essere descrittivo, realistico più raramente fantasioso (es: Digitalis purpurea, Anthericum liliago, Helleborus orientalis, Pinus sylvestris). Il sistema di nomenclatura binomia, fu introdotto dal medico e naturalista svedese Carlo Linneo (1707-1778), appassionato di botanica, studiò un nome scientifico costituito da due parti che fu adottato internazionalmente dal 1753.

etichette riciclo

qui se vuoi sapere come realizzare questa etichetta

Il genere si scrive con l’iniziale maiuscola, l’epiteto specifico con la minuscola ed entrambi vanno scritti in carattere corsivo. Nel nome possono essere presenti sottospecie, varietà o forme e sono segnati in corsivo, mentre le abbreviazioni ssp., subsp., var. e f. rimangono in stampatello. Un po’ di confusione regna anche tra cultivar e ibridi, le prime ottenute artificialmente sono scritte con iniziale maiuscola non in corsivo e poste all’interno di virgolette semplici (es: ) mentre i secondi sono frutto di incroci di due specie e sono segnati in corsivo minuscolo preceduto dal segno x non corsivo ( es: Lavandula x christiana)

da Buon Gardening, coltivare piante e fiori in terrazzo e in giardino, utilizzarli in casa e in cucina – Mondadori 2015

Per approfondire le nozioni di botanica consiglio il bel libro Latino per Giardinieri – Guido Tommasi Editore.

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