Fiori sulle torte, delizie e pericoli

21 marzo 2018 § 7 commenti

Il giardino entra anche in cucina, si è riscoperto il piacere di raccogliere e cucinare le erbe di campo ed altro cibo selvatico e i fiori sono i grandi protagonisti del momento. A volte si limitano ad accompagnare prelibate pietanze, altre invece ne diventano ingrediente protagonista.
Bisogna fare molta attenzione all’utilizzo di erbe e fiori in cucina perchè non solo è necessario usare solo materia prima di provenienza sicura, non trattata cioè con pesticidi o altri prodotti chimici e raccolta in luoghi lontani da aree inquinate ma soprattutto è fondamentale sapere che tante specie sono tossiche e ultimamente vedo sul web immagini di magnifiche torte decorate con altrettanti magnifici fiori che ahimè sono velenosi!
torta tiramisù ricetta the marthy's vintage garden
È preoccupante assistere a questo fenomeno dilagante ed ho sentito il dovere di fare un po’ di chiarezza sull’argomento perché coinvolge la salute.
A meno che non bruchiate un’intero campo di anemoni piuttosto che di crocus non morirete di certo adagiando due fiorellini su una torta, ma qualche particella tossica potrà arrivare al vostro organismo ed è necessario conoscere il pericolo.
torta tiramisù ricetta fiori the marthy's vintage garden
Il semplice fiorellino di campo raccolto nel prato di casa può nascondere una natura molto insidiosa, qualche giorno fa mi sono soffermata sulle ig stories di Martina, un’amica che per il compleanno del marito aveva preparato una bellissima torta e mi sono molto preoccupata quando ho visto che per decorarla ha utilizzato qualche fiorellino di corpus (chiamato anche falso zafferano) che in questi primi giorni di primavera iniziano a sbocciare qua e là! Le ho scritto avvertendola del pericolo a da questo episodio è nata l’idea del post.
Di seguito una lista dei fiori tossici più comuni:
  • Anemone
  • Clematide
  • Crocus sin. Colchico
  • Digitalis
  • Digitalis
  • Elleboro
  • Ranuncolo
  • Oleandro
  • Ortensia
  • Ranuncolo
  • Stella di Natale
Potete continuare a utilizzarli, anche solo per il tempo di una fotografia ma ora sapete che sarà a vostro rischio e pericolo!
Le torte di Flora.jpg
Se malgrado il rischio volete decorare una torta con qualche fiore velenoso potete utilizzare un accorgimento che mi è stato svelato da Le torte di Flora, una professionista del settore specializzata appunto nella creazione di torte con i fiori.
Dopo la farcitura, si ricopre lo strato superiore con una velina, dopo di che si copre con il Frosting o con Crema al burro e si adagiano i fiori. È una soluzione totalmente invisibile ed il risultato è sempre bellissimo, e quando si deve tagliare la torta basta semplicemente sollevare la velina. 
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filosofia vegetale: esercizio ascolto di sè.

6 marzo 2018 § 2 commenti

Dopo il successo del primo post di Paolo Astrua centrato sulla relazione tra le piante e l’uomo, ecco il seguito con un esercizio pratico per “allenare” un ascolto di sé un po’ arrugginito.

Ascolto di sé: come il contatto con le piante può aiutarci ad allenarlo

Per riuscire a connetterci con noi stessi e ascoltare le nostre necessità può essere utile iniziare ad ascoltare quello che c’è intorno a noi. Certo, non mi riferisco al rumore del traffico o dei cantieri urbani, ma ai suoni prodotti dall’ambiente naturale. Alcuni di noi potrebbero trovarsi atterriti di fronte al silenzio: ascoltarsi può far paura, soprattutto se non ci siamo abituati, e la tentazione di rituffarsi subito nella routine fatta dei suoni del mondo umano sarà forte. Ma a qualcun altro, invece, accadrà di provare quell’impagabile sensazione di essere a proprio agio, finalmente, solo con se stesso.

  1. Prendete un foglio e scrivete il nome di (almeno) tre luoghi naturali in cui siete stati e nei quali vi siete sentiti a vostro agio. Valgono anche i parchi cittadini ma sarebbe meglio se si trattasse di luoghi non disturbati dal rumore del traffico e dalla pressione della presenza umana.

Pensate a quei luoghi e scrivete per ognuno tre emozioni o sensazioni che essi vi ispirano. Chiedetevi come vi siete sentiti l’ultima volta che ci siete stati. Avete dei ricordi felici legati a quei paesaggi?

  1. Basandovi sulle emozioni emerse nel primo esercizio, scegliete, tra i luoghi che avete indicato, quello che per voi risulta più significativo in questo momento e preparatevi per organizzate la vostra escursione in solitaria! Munitevi di mappe dettagliate, procuratevi l’abbigliamento adatto (abiti comodi e scarponcini da trekking). Infine, scegliete una giornata da dedicarvi e segnate in agenda quest’appuntamento tra voi stessi e il vostro “luogo dell’ascolto”.
  2. Una volta giunti nel posto che avete scelto, stabilite voi le regole: non dovete per forza camminare, potreste anche decidere di sedervi su una panchina o su una roccia. Usate tutti i vostri sensi per conoscere l’ambiente che vi circonda. Guardate le chiome degli alberi su di voi: quanto sembrano alte? Osservate la composizione del terreno su cui appoggiate i piedi: ci sono molte foglie che lo ricoprono? Siete circondati di arbusti? Quante fioriture colpiscono il vostro sguardo? Quali suoni state udendo? Quello che sentite in lontananza è lo scrosciare dell’acqua di un torrente?
  3. Ora concentratevi su come vi sentite, sull’effetto che gli elementi naturali hanno su di voi. Vi dà piacere il suono delle foglie calpestate? E il vento tra i rami? E il cinguettio degli uccelli? Strofinando tra le dita la foglia di un castagno potete sentire il delicato profumo che emana: cosa vi fa venire in mente?
  4. Una volta tornati a casa, ripensando alla giornata appena trascorsa, annotate su un quaderno cinque aspetti della vostra escursione che vi hanno fatto stare particolarmente bene. In questo modo, nelle giornate in cui vi sentite particolarmente oppressi dal ritmo frenetico della quotidianità, potrete rileggere i vostri appunti e rivivere con la memoria quei momenti tutti vostri.

    Amaca nel boscogiardino

Se non si ha a disposizione un’intera giornata, magari possiamo riservarci un pomeriggio o – perché no? – pensare a un appuntamento settimanale di un’ora, purché si riesca a “ritagliare” del tempo da dedicare a se stessi. Ricordatevi, inoltre, che tutte le informazioni che raccogliete nella vostra visita in un ambiente naturale vanno a toccare un’intelligenza primordiale che non è in alcun modo stata soppiantata dalla vita moderna. Il semplice gesto di mettersi all’ascolto della natura e delle piante è già, di per sé, ascolto di noi stessi perché, stimolando i nostri sensi, ci poniamo in relazione stretta con il nostro ambiente originario.

Paolo Astrua progetta giardini e terrazzi, sta preparando delle attività laboratoriali che partiranno da aprile sul tema della relazione pianta-uomo nel frattempo sta studiando presso l’Accademia della Felicità di Milano per abilitarmi come coach e crescere ulteriormente come persona e come professionista. Condivide le sue passioni nel suo blog Filosofia Vegetale.

 

 

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