Come prendersi cura di una pianta prelevata in natura

20 luglio 2018 § 5 commenti

tagliare la parte aerea

Può capitare, durante una gita in campagna o per i boschi, di desiderare di portare via con se qualche pianta. Premesso che occorre essere certi di non fare danni appropriandosi di rarità botaniche, per tutte le altre abbiate l’avvertenza di prelevarle dal luogo di origine recando loro il minimo trauma possibile. L’ideale sarebbe prendere la pianta con tutto il pane di terra avvolto attorno alle sue radici, ma ció è possibile solo se si viaggia con una paletta nella borsa (visto che porto con me le cesoie potrei trovare posto anche per una paletta… ). Armati solo delle mani, afferrate il fusto della prescelta in prossimità della base e tirate, se fa resistenza lasciatela stare e tentate con un’altro esemplare.

preparare il materiale

Estratta la pianta dal terreno, avvolgete le radici in un fazzoletto di carta (nella borsa non dovrebbe mai mancare) e bagnate affinché rimangano umide. Se fattibile mettete il tutto in un sacchetto di plastica.

radici tagliate

prima in vaso

Appena potete, eliminate dalle radici la parte aerea della pianta lasciando una porzione di fusto di circa 10 centimetri comprensiva di almeno un nodo e inserite in un vaso contenente buona terra da giardino.

In questo modo la pianta concentrerà tutte le sue energie nello sviluppo delle radici piuttosto che nella produzione delle foglie e dei fiori.

radici in vaso

Collocate il vaso in una zona all’ombra ma luminosa e tenete umido il terreno di coltivazione. Se l’operazione è andata a buon fine, in poco tempo dovrebbero comparire all’ascella del nodo le prime nuove foglioline. Attendete l’anno successivo per la messa a dimora in piena terra.

Utilizzate la stessa tecnica, con il  primo passaggio dal vaso, anche per le piccole piante a radice nuda acquistate ai supermercati o nei Garden Center.

Ps: il frutto del mio bottino è qualche piantina di Campanula trachelium

Annunci

Primula elatior ‘Gold Lace’

13 marzo 2018 § Lascia un commento

Molto apprezzata in epoca vittoriana,
non passa inosservata Primula elatiorGold Lace’ quando a tardo inverno, inizio primavera dalla sua rosetta nascono i particolari fiori piatti che sembrano di velluto, di colore rosso mogano scuro con vistoso occhio centrale e margine dei petali dorato.

Primula elatior ‘Gold Lace_

E’ una cultivar del gruppo Polyanthus, datata 1780 estremamente resistente, che nel tempo regala sempre più fiori a patto di dividerne ogni due anni il cespo. In terrazzo coltivatela in un vaso con diametro di almeno 22 centimetri, potrete godere maggiormente della sua compagnia e sarà più semplice prendersene cura per spostarla nel corso delle stagioni, vuole infatti almeno mezza giornata di sole durante il periodo di fioritura, che coincide con la fine inverno fino a inizio primavera, e invece sole filtrato o mezz’ombra nel periodo di riposo durante il quale manterrà comunque il fogliame in quanto è un ibrido sempreverde.

Per prolungare la fioritura, ricordate di eliminare gli steli sfioriti e ogni 15-20 giorni aggiungete all’acqua di irrigazione un concime liquido per piante verdi facendo attenzione a non superare le dosi minime consigliate.

A inizio autunno rinvasatela in un vaso più grande contenete una miscela in parti uguali di buona terra da giardino e torba con l’aggiunta di qualche manciata di materiale inerte come pomice, lapillo per favorire il drenaggio e concime granulare a lenta cessione.

Le Polyanthus sono incroci naturali tra la Primula veris e P.vulgaris o primula comune, su ogni stelo portano più fiori differendo dalle primule comuni che invece ne hanno uno solo. Cominciarono ad essere utilizzate nel 1670 e loro grande estimatrice fu la famosa progettista di giardini Gertrude Jekyll.

da Vivere Country marzo 2016

seminare ora l’astranzia

6 febbraio 2018 § Lascia un commento

Se cercate una bella pianta
che  sia robusta, adatta per  le bordure e i gruppi misti, che cresca bene tanto al sole quanto all’ombra e produca fiori in abbondanza, coltivate Astrantia major comunemente conosciuta come astranzia.

Astranzia S.Chiarugi

È una pianta erbacea perenne dai particolari fiori rosa-verde o bianco-verde a seconda della varietà, che hanno petali a margine seghettato e restano belli anche quando sono secchi. Potete acquistarla nei vivai più forniti oppure online e provare invece a seminarla, meglio in autunno perché i semi necessitano di sentire il freddo per germinare, altrimenti siete ancora in tempo per sottoporli alla vernalizzazione, processo con il quale potete simulare ciò che avviene in natura. Seminate a febbraio l’astranzia in un vassoio di plastica, come quelli in cui sono vendute le verdure al supermercato e coprite con pellicola trasparente, aspettate 2 settimane prima di mettere il vassoio in frigorifero per altre 3-6 settimane per poi riportarlo fuori quando ormai a marzo la temperatura sarà di circa 18 °. Se i semi non dovessero germogliare, ripetete l’alternanza di caldo e freddo.

Dopo 6-10 settimane potete mettere la piantina a dimora in piena terra.

Ortensia o Hydrangea

4 luglio 2017 § Lascia un commento

C’è forse un po’ di confusione
tra i due nomi che in realtà indicano la stessa pianta!

ortensia blu

Hydrangea macrophylla

Hortensia è un termine vernacolare scritto per la prima volta su un erbario del’700 realizzato dal naturalista Commencon. E’ dedicato ad una donna di nome Hortense, in realtà se ne contendono l’attribuzione due dame, una la figlia del di Nassau compagno delle spedizioni scientifiche del naturalista, l’altra la sua amica astronoma e matematica. Un’altra versione ne riconduce l’origine alla radice latina, Hortensis, cioè del giardino. Il nome Hydrangea ha duplice interpretazione, la prima di derivazione greca si rife- risce alla forma delle capsule dei semi che paiono recipienti per la raccolta dell’acqua, la seconda deriva dalla radice Hydra figura mitologica del mostruoso serpente a più teste che somiglia agli stimmi dei fiori fertili.

Hydrangea 'Zorro'

                                                      Hydrangea macrophylla ‘Zorro’

Per tutti gli appassionati di questo genere, consiglio  vivamente la lettura e l’acquisto del libro “Ortensie e idrangee. La storia, le varietà, la coltivazione” di Eva Boasso dal quale ho tratto informazioni per il mio breve testo.

 

potatura del lillà

17 maggio 2017 § Lascia un commento

E’ questo il momento giusto per potare il tuo lillà!

IMG_6297

Alla fine della fioritura, tra maggio e giugno. Elimina tutti gli steli sfioriti con un taglio netto ed accorcia i rami troppo lunghi o che si incrociano el ibera il centro della pianta affinché possa circolare bene l’aria.

potatura Lillà

Gli inglesi chiamano l’operazione tipping off ,  la potatura necessaria perchè favorisce lo sviluppo di nuovi getti fioriferi che ti regaleranno splendide fioriture la prossima primavera e contribuisce a mantenere la forma compatta dell’arbusto. Eliminate circa un terzo della vegetazione cercando di mantenere il giusto equilibrio tra rami nuovi e vecchi.

materiale di risulta da potatura lillà

Attenzione a non lavorare di cesoia troppo tardi, rischieresti di asportare porzioni della nuova vegetazione per non compromettere la prossima fioritura.

libro lillà

Se volete approfondire la vostra conoscenza sui lillà, vi consiglio l’ottimo libro che fa parte anche della mia biblioteca verde Lillà di Edagricole.

Violaciocca per animi romantici

18 marzo 2017 § 4 commenti

Una pianta molto in voga nel passato,
il cui nome latino è Matthiola incana, attribuito dal botanico Charles Plumier (1646-1704), in onore del medico toscano Pietro Andrea Mattioli (1501-1578) botanico al servizio del Cardinale Bernardo Cles da cui ricevette l’incarico di curargli il giardino.

violaciocca S. Chiarugi

M. incana, è capostipite di un genere sottoposto a diversi esperimenti di incroci con l’intento di ottenere fiori più grandi, stradoppi e profumati; è infatti il profumo, oltre alla grande disponibilità di colori della fioritura declinati nelle sfumature del giallo, del rosa e del viola fino al bianco che cattura l’attenzione.

Alcune specie di Matthiola sono erbacee perenni, non certamente gli ibridi presenti sul mercato in questo periodo che si fanno notare in tutto il loro splendore nelle vetrine dei fioristi nei garden center o nei banchi del mercato rionale, quindi se vi farete tentare dal loro acquisto sappiate che avranno vita breve, potrete godere della loro compagnia per qualche mese in vaso sul terrazzo e se ben coltivate potranno regalarvi la loro bella fioritura per lungo tempo.

Potete anche seminare la violaciocca direttamente a dimora verso la fine dell’inverno, non soffre le basse temperature e fiorirà dopo circa 90 giorni da fine primavera a metà estate oppure in autunno, per ottenere i primi fiori a fine inverno. Se acquistate semi provenienti dalla specie che producono fiori con corolle semplici a 4 petali tipiche della famiglia delle Brassicaceae a cui appartengono, avrete la sorpresa di vedere rinascere nuove piantine dai semi caduti sul terreno l’anno precedente!

Come coltivare i ciclamini!

24 febbraio 2017 § 4 commenti

Non trattate il ciclamino come fosse una pianta annuale!
Appartiene alla famiglia delle Primulaceae, ed è dotato di un grande tubero nero e piatto che funziona da organo di riserva che ne garantisce la sopravvivenza per molti anni.

ciclamino-cura

Tuttavia, dopo che avrete goduto per tanti mesi della sua fioritura, è facile ritrovare in vaso una pianta stanca e di brutto aspetto che spesso induce a sbarazzarsi della sua presenza. Il vostro ciclamino è frutto di incroci e selezioni del Cyclamen persicum, specie spontanea originaria delle isole Mediterranee e dovrete avere la pazienza di aspettare che possa ritrovare una taglia più “naturale” dimenticando il lavoro compiuto in tanti anni degli ibridatori. Non appena le temperature notturne saliranno sopra ai 15° potrete spostare il ciclamino all’esterno in un luogo fresco ed ombreggiato, travasatelo in vaso più grande dove le sue radici potranno svilupparsi liberamente in un terreno soffice e drenato e non dimenticate di aggiungere acqua nel sottovaso. Non allarmatevi se con le temperature più calde perderà tutte le foglie, è solo andato a riposo, e se volete raccoglierne il seme, ricordate di non eliminare tutti i fiori, dovrete però attendere almeno tre anni dalla semina per vedere fiorire le nuove piantine.

Dove sono?

Stai esplorando gli archivi per la categoria piante perenni su aboutgarden.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: